Introduzione

Il processo che porta allo sviluppo di una creatura ingeneo necessita l'impiego di tecnologie d'avanguardia, di maestranze e solide conoscenze teoriche in molte branche della scienza moderna. Numerosi sono i settori di competenza che investono il processo produttivo, quanto numerose sono le incognite che si generano durante tale processo. Ogni figura professionale ha un suo ruolo determinante ma le competenze spesso si intrecciano, i loro confini si compenetrano oltre ogni distinzione ed è un istinto professionale che accomuna una ristretta equipe di appassionati, piuttosto che una struttura aziendale ben delineata. Si potrebbe parlare di un’arte della creazione fisica poiché laddove si necessita dell'impiego di tecnologie talmente avanzate da non poter essere rintracciate in nessun prodotto attualmente esistente, in nessuna macchina capace di produrle, si riconsolida un matrimonio tra processi artigianali, dove è l'uomo che crea, sperimentando, sbagliando e riprovando, e tale condizione è distintiva dell'atto artistico che contraddistingue il miglior artigianato.

L'anima delle creature Ingeneo, il Core

Tutte le creature Ingeneo nascono da una base comune: il "core", lo stadio più embrionale di sviluppo, che sancisce il riposo della mano umana e l'intervento dell'arbitrio naturale.

La creazione dell'anima delle nostre creature, il core, il consolidarsi di un'idea all'interno di un "prodotto" finito, commerciabile e spendibile è la sfida più ardua, è il nostro obiettivo più alto, un traguardo che ci siamo posti fin dall'inizio. La creazione di un essere autocosciente perfettamente autonomo e con capacità di interazione con l'ambiente che lo circonda è sicuramente un' impresa ardua, ma lo è ancora di più quando l'obiettivo non è semplicemente creare in laboratorio l'essere, ma programmare forma e finalità evolutiva nel suo stadio più elementare, quello embrionale, ed il sincerarsi che tale creazione sia buona cosa, che sia capace di crescere e di autoreplicarsi, capace in ultima istanza si essere commercializzato, rendendosi libero dagli ambiti scientifici e tecnologici necessari al suo primo sviluppo.

Sono stati impiegati all'incirca sette anni di esperimenti, tentativi e continui fallimenti per arrivare al prodotto attuale. Soltanto la passione per la ricerca e per lo sviluppo, per il progresso scientifico ci hanno permesso di continuare a credere in questo straordinario esperimento. E spesso l'intuito è stato l'elemento fondamentale che ci ha permesso di andare avanti.

Il "core" è un "concentrato" di bioarchitetture e nanostrutture che operano in perfetta simbiosi. Un organismo simbionte, quindi. Esso è capace di ricevere input dall'esterno che istruisce le nanomacchine in esso contenute. Queste informazioni sono necessarie alle nanomacchine, altresì inerti, per "comandare" le macromolecole organiche che costituiscono l'impalcatura biologica della creatura.

Il simbionte

Il core nel suo stadio più elementare presenta due “orifizi”, due porte di accesso per l' interfacciamento con un terminale capace di istruirlo nella prima fase di sviluppo.


Ed è qui che è nata una grande intuizione: se possiamo inviare dati dall'esterno per istruire il core, perché non provare a istruirlo con memorie di oggetti di uso comune? Il core è costituito da due componenti: una biologica, ed una prettamente tecnologica, le nanomacchine. Operando in simbiosi esse potrebbero dare origine a nuove forme tecno-organiche riconducibili a oggetti presenti quotidianamente nella nostra vita: un telefono, una puntaspilli, un cacciavite...

Inutile dire che l'esperimento è andato a buon fine, la "memoria tecnologica", è diventata parte integrante delle nostre creature. Ma ancora più grande è stata la nostra sorpresa quando abbiamo appurato che questo tipo di istruzioni non davano origine a semplici apparati inerti, a grottesche imitazioni di oggetti comuni. L'organismo durante il processo di sviluppo si sforzava nel dare ad essi una funzione compiuta modificando la sua struttura, arrivando a casi eclatanti in cui un oggetto ad alta tecnologia, quale un cellulare, veniva perfettamente imitato nella sua componentistica assumendo un ruolo determinante nella crescita della creatura e nello sviluppo delle sue finalità di autosostentamento e comunicazione. Il successo di questo esperimento ha aperto la strada ad una seconda grande intuizione: potendo istruire il simbionte all'imitazione strutturale di macrotecnologie veniva di conseguenza l'istruzione finalizzata all'imitazione di macro-strutture biologiche, provenienti sia dal corpo umano che da altri animali. La natura bio-tecnologica del core si è di nuovo dimostrata estremamente duttile, riuscendo senza fatica a imitare organi umani e animali perfettamente funzionanti. La nostra sorpresa è cresciuta ulteriormente quando abbiamo appurato che nonostante questi "paletti genetici", l'organismo tendeva al proprio completamento in una forma ultima autosufficiente che prevedeva la cooperazione armoniosa delle periferiche "tecnologiche" e gli apparati "organici".

Macroprogrammazione

In molti casi il processo di sviluppo ha portato a vicoli ciechi in cui l'organismo è collassato autoeliminandosi. Per limitare questa nefasta eventualità abbiamo deciso di settorializzare l'istruzione del core equipartendola in 4 macroaree a scompartimento chiuso: energia (la capacità di autosostentamento della creatura attraverso apparati capaci di approvvigionamento energetico), movimento (che determina le capacità motorie della creatura) comunicazione (che comprende tutti quelli apparati finalizzati all'interazione con altre creature e con il mondo esterno) e generiche (altri apparati che completano le funzionalità dell'organismo).

Il core, attraverso queste macroaree è capace di ricevere input di svariate tipologie, che comunque sono finalizzate allo sviluppo delle quattro macroaree capaci di garantire a priori un minimo di certezze sull’affidabilità dell'organismo nella sua forma compiuta.

Evoluzione della specie

Per quanto attraverso questa macro-settorializzazione il 77% degli organismi sia capace di approdare ad una forma compiuta organicamente stabile, non potevamo ancora sapere quali di queste creature, e per quanto a lungo, sarebbero state capaci di sopravvivere autonomamente in un ambiente che prevedesse dei fattori di rischio per la loro integrità. Di conseguenza abbiamo deciso di far interagire le creature fra di loro, e di monitorarne i risultati. Permettendone lo sviluppo in un ambiente simulato perfettamente isolato si è andato via via creando un ecosistema nel quale primeggiavano le creature più intelligenti, con capacità di adattamento più spiccate, più progredite bio-tecnologicamente. Vista la natura simbiotica delle nostre creature, manca ancora una fase sperimentale alla conclusione del progetto ingeneo, quella che coinvolge l’utente finale, l’acquirente: la fase di commercializzazione. Soltanto allora saremo capaci di stabilire quale creatura sia realmente capace di sopravvivere al libero mercato, e quale invece sia destinata ad estinguersi.